La Storia

Il castello signorile di Corneliano d’Alba

Il castello di Corneliano, situato nel Roero albese, fu edificato su di un modesto rilievo collinare compreso nell’antico “fundus cornelianus” e venne edificato forse già  nel X secolo, con la funzione di fortificazione a recinto di rifugio per contrastare le scorrerie di Ungari e Saraceni.

Il villaggio che si sviluppò accanto al castello è citato per la prima volta in un documento del 940 redatto in Asti, dove è menzionato un Manfredus de Corneliano; e ancora nel 955, per la cessione di un campo appartenente al vescovo di Asti.
Nel 1176 un atto per i beni di un certo Doferio di Corneliano viene redatto apud ecclesie Sancti Nicolai1. Ma il castello appare soltanto in una pergamena del 1192, quando Oberto e Guglielmo di Montaldo, con il sostegno del vescovo di Asti, cedono e ricevono in feudo dagli Albesi terreni situati “in castro et villa Corneliani et in eis pertinentiis”. Nel 1218 fu alienato a Giorgio degli Alfieri e dal 1262 venne in possesso dei signori albesi De Braida, che ampliarono le residenze e le cortine murarie. Nel 1294 pervenne al marchese Tommaso di Saluzzo; appartenne inoltre a Bonifacio del Vasto.  Fu danneggiato dalle compagnie di ventura inglesi e spagnole; subentrati i Savoia, dal 1583 cadde in stato di abbandono, e in rovina dal 1604.

Nel 1728 un certo Perez Binelli, proprietario di una parte del feudo e del castello, si propose di demolire due torri della cortina muraria; si hanno notizie di distruzioni e reimpieghi di laterizi prelevati dai ruderi. Cinquant’anni dopo, nel 1778, proprietario del castello è il conte Carlo Pasero che concede in uso i terreni circostanti a un agricoltore del luogo, il quale “riduce a coltura la rippa del castello” roncando i terreni da tempo rimboschiti al fine di preservare e contenere le muraglie perimetrali; il consiglio comunale segnala i rischi che le case del villaggio vengano investite dai crolli e la controversia si protrae nel tempo con ricorsi al tribunale e petizioni al prefetto della popolazione locale. Ancora negli anni sessanta del Novecento, in seguito alla costruzione di un raccordo stradale, avvengono crolli nella cortina orientale, che forse conservava le tracce dei paramenti murari tardomedievali.

La fortificazione è nota per le forme della sua torre superstite a pianta decagonale; tuttavia il complesso monumentale attende ancora di essere indagato e descritto per le difficoltà di interpretazione che presentano i resti materiali apparenti in superficie, che non sono mai stati oggetto di saggi archeologici2. Dai resti e dalle tracce planimetriche registrati sulla mappa del catasto storico di età napoleonica è possibile prendere atto che sull’area del primitivo castrum di rifugio si insediò un castello signorile fortificato e infine una residenza aulica, le cui forme sono emblematiche del potere dei signori locali.
 

La torre superstite è formata da un prisma decagonale alto 22 metri che domina il paesaggio del borgo; è ornata da una elegante ed elaborata cornice composta da una quadrupla sequenza di archetti pensili sovrapposti. E’ evidente la perizia impiegata dai magistri da muro con la messa in opera dei paramenti esterni, apparecchiati in mattoni laterizi con disposizione di fascia e di punta e due file per ogni lato di buche pontaie, distribuite con grande perfezione degli allineamenti verticali e orizzontali. Si noti l’inesistenza di feritoie e monofore, ad eccezione di una apertura all’ultimo piano della cella e del portale di accesso che si apre al primo piano ed era un tempo accessibile unicamente per mezzo di scale asportabili, simulando l’antica consuetudine tardo medievale della difesa passiva. Venne decapitata forse ancora in età moderna privandola della merlatura; gli impalcati lignei e le scale interne furono demoliti per fatiscenza nel secolo scorso3.

L’area della fortificazione, la grande torre centrale e il circostante bosco secolare, costituiscono l’immobile che la famiglia Torreri, proprietaria del bene da più di due secoli, ha donato alla Fondazione Torre di Corneliano d’Alba onlus, nata appunto su iniziativa della famiglia dei proprietari e di una ventina di persone interessate al recupero e alla valorizzazione del sito.
Dunque nei secoli il castello di Corneliano si è evoluto in residenza signorile, mutando i suoi decori architettonici in funzione del prestigio delle famiglie locali. La letteratura divulgativa destinata al commercio turistico fa risalire le sue origini ai secoli XI e XII, con ampliamenti avvenuti nel secolo XIII: tuttavia la torre è quanto rimane di una grande palazzo di abitazione costruito nei primi decenni del Quattrocento: un castello senza funzioni militari, pervenuto alla fase terminale della sua metamorfosi e quasi del tutto privo di artifici difensivi e reali o simbolici, ormai ridotti a ornati decorativi. Come dimostra la sostanziale inutilità bellica della torre decagona, con la sua raffinata architettura pre-rinascimentale, dove prevalsero le ragioni di rappresentanza di coloro che vi abitarono4.

Note:
1. Si veda il catasto napoleonico di Corneliano conservato presso l'Archivio di Stato di Torino, Sezioni Riunite. Il villaggio si sarebbe sviluppato ai piedi della collina dove era posto il castello preesistente; venne dunque restrictus circa castrum, come furono definiti certi insediamenti del Monferrato. Sull'attrazione esercitata dai castelli nei secoli X e XI e il popolamento delle aree circostanti cfr. A.A. SETTIA, Villam circa castrum restringere: migrazioni e accentramento di abitati sulla collina torinese nel basso medioevo, "Quaderni Storici", 24, (Urbino 1973), pp. 905-944, ora in Proteggere e dominare, pp. 31-69.

2. Nell'area affiorano i resti di una seconda torre a pianta quadrata adibita a cisterna, e di una terza torre minore cilindrica che fu demolita nel 1851.

3. Non esistono in Piemonte altri esempi di torri di età tardomedievale a pianta decagonale, mentre in Valle d’Aosta sono descritte un centinaio di fortificazioni con torri a pianta quadrata o circolare attribuite al secolo XIII; le torri di Vert, del castello di Pont-Saint-Martin e di Pramotton presso Donnas sono a base esagonale, a base ottagonale quella di Oyace.

4. Un recente volume di storia, al quale ci siamo riferiti per i documenti contenuti, e di rilevante interesse non solo locale, è dovuto a: Baldassarre MOLINO, Luciano BERTELLO, Corneliano d’Alba. Una terra del Roero, Gribaudo Editore, Cavallermaggiore 1994, pp.11-17, 121-126.